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Il Cerasuolo di Vittoria
Il riconoscimento definitivo della Docg al Cerasuolo di Vittoria, avvenuto con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale del 26 settembre 2005, è una tappa storica per tutta la Sicilia, poiché è stata premiata una produzione unica ed esaltato il suo territorio. In pratica, ha concluso un lungo iter che ha visto la Regione e i produttori impegnati a perseguire tale obiettivo che premia gli sforzi rivolti a favore dei vitigni autoctoni. In particolare pregio conferito al vino deriva, infatti, dal frappato, coltivato solo in queste zone, presente nell‘uvaggio della nuova Docg assieme al nero d‘Avola o calabrese. È soprattutto il frappato a rendere così particolare il Cerasuolo, caratterizzato da un‘ampia gamma aromatica con eleganti note floreali e di ciliegia, una discreta struttura tannica ed una bassa quantità di antociani.
Il Cerasuolo di Vittoria, a seguito di un affinamento di un anno in botti di Slavonia, di media grandezza, dodici mesi in barriques e un altro anno in bottiglia coricata a temperatura controllata, perde l‘originale colore rosso rubino, per assumere quello più caldo del prodotto in evoluzione: rosso, con sfumature tendenti all‘amaranto. I profumi sono quelli dei frutti maturi e dell‘iris, arricchiti dalla presenza di spezie fini. Al gusto la struttura è forte e complessa; il corpo pieno e rotondo. Si apprezzano insieme la lunga persistenza gusto-olfattiva e la leggera presenza del rovere, ben fuso nell‘insieme. Nella Doc di ricaduta, che si chiamerà semplicemente "Vittoria" si potrà anche valorizzare il frappato come vitigno, indicandolo espressamente in etichetta. In ogni modo, oltre alla tipologia Frappato nel nuovo disciplinare sono previste anche le tipologie "Rosso", "Nero d‘Avola", "Insolia" e "Novello". Lo stesso disciplinare consente per la prima volta, di indicare in etichetta anche alcune caratteristiche del terreno, tramite la menzione "Terre gialle" e "Terre rosse". La presenza in etichetta di queste menzioni avverrà sotto la responsabilità del produttore e non in base alla delimitazione precostituita in sottozone, poiché queste caratteristiche territoriali compaiono a "macchia di leopardo". Il Cerasuolo, contrariamente a quanto il nome fa apparire, non è un vino rosato ma rosso, che si presenta con il bel colore della ciliegia. Con tutta probabilità, l‘appellativo proviene da un arbusto della zona, da cui si otteneva una bacca rossa chiamata "kerasos", mentre è certa la data di nascita: 1607, l‘anno di fondazione della città di Vittoria. In quell‘occasione Vittoria Colonna Henriquez regalò ai primi 75 coloni un ettaro di terreno a condizione che ne coltivassero un altro a vigneto. Il Cerasuolo di Vittoria, fu riconosciuto, Doc, tra i primi in Sicilia, con il Dpr del 29/05/1973.
IL VIGNETO: Nell‘area di produzione del Cerasuolo di Vittoria, nel secolo scorso, si coltivavano le uve nere surra o frappato, calabrese o nero d‘Avola e le bianche cataratto, albanello e moscatello.
Negli anni ‘50 erano coltivate la surra (frappato), il calabrese, un poco di albanello, grillo, cataratto ed inzolia. G. Scorfani, cita pure il gros colman che, per l‘autore, sarebbe sinonimo del nero grosso, ma altri ritengono che le due cultivar sono distinte ed inconfondibili. Allo stato attuale si coltiva oltre al calabrese e la surra, il nerello mascalese ed il ciliegiolo. Tra le uve bianche è l‘inzolia la più presente, ed è allevata a grande espansione. Il "frappato di Vittoria" è una cultivar squisitamente locale ("surra" nelle provincie di Siracusa e Ragusa e "nero capitano" a Caltagirone), quindi è da considerare, quantomeno, curiosa e fuor di luogo la recente attribuzione del sinonimo di "frappato d‘Italia", che non ritrova alcun riscontro effettivo in coltura. Le pratiche colturali sono quelle tradizionali ad alberello con canna di sostegno, più recentemente è stata introdotta la spalliera. Interessante la coltivazione, assai vasta, fino a 25 ettari, nella zona di Vittoria sulle sabbie del litorale con talee di viti gentili (europee) franche di piede, non innestate poiché nelle sabbie la fillossera riesce ad attaccare solo in piccola parte le radici della vite.



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